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| Siti web da registrare, la nuova proposta di legge |
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Roma - Difficile credere che si tratti di una coincidenza: a poche ore
da quando Ricardo Levi ha annunciato la cancellazione
delle sue criticatissime proposte per la registrazione coatta di siti
web e blog, ritiro subito applaudito dagli esperti,
ecco che si affaccia una nuova proposta di legge,
che conferma alcuni obblighi per i siti web ma con alcuni decisivi
distinguo rispetto all'orientamento Levi.
Roma - Difficile credere che si tratti di una coincidenza: a poche ore
da quando Ricardo Levi ha annunciato la cancellazione
delle sue criticatissime proposte per la registrazione coatta di siti
web e blog, ritiro subito applaudito dagli esperti,
ecco che si affaccia una nuova proposta di legge,
che conferma alcuni obblighi per i siti web ma con alcuni decisivi
distinguo rispetto all'orientamento Levi.
A presentarla, questa volta, non è un esponente del Partito
Democratico ma Roberto Cassinelli
del Partito Popolo delle Libertà e membro della commissione
Giustizia
della Camera. Cassinelli sia nelle dichiarazioni con cui ha ieri
presentato la sua proposta sia nella introduzione alla stessa
sottolinea energicamente come si tratti di un testo che vuole correggere
la normativa esistente per liberare, scrive, "blog,
social network e community dai lacci e lacciuoli stabiliti dalla legge
per i prodotti editoriali".
In particolare Cassinelli prende di mira la legge 62 del
2001, quella che i lettori di Punto
Informatico conoscono benissimo, una legge che quell'anno ha
provocato una mobilitazione
in rete all'epoca senza precedenti animata proprio da questo giornale:
le ragioni di Cassinelli sono quelle che già all'epoca
furono proposte
da una petizione firmata da più di 53mila utenti Internet.
In quella
norma, infatti, la definizione di prodotto editoriale
è così generica da comprendere qualsiasi cosa,
siti e blog compresi. Da
qui parte il parlamentare della maggioranza, spiegando come quella
legge di fatto estenda obblighi previsti
e
considerati necessari per la stampa tradizionale anche a
realtà
elettroniche che con questa nulla hanno a che spartire. A cominciare,
è
lecito aggiungere, dalla caccia ai ricchi contributi pubblici per i
quali quella norma era nata in primo luogo.
Secondo Cassinelli la sua proposta, dunque, limita qualsiasi obbligo ai
prodotti editoriali cartacei oppure solo a
quelli che definisce giornali online,
"ovvero quei siti internet simili, se non identici, alla stampa
tradizionale, con una redazione giornalistica regolarmente stipendiata
e con la vendita di spazi pubblicitari al proprio interno". A detta del
parlamentare tutto questo "risponde ad una esigenza di liberalizzare la
circolazione delle idee ed il mercato delle opinioni, senza introdurre
ulteriori appesantimenti e controlli", al punto che definisce
la sua proposta una legge salvablog "in piena antitesi
con il ddl ammazzablog
presentato dall'ex sottosegretario all'editoria del governo Prodi
Ricardo Franco Levi". Cassinelli ci va giù molto pesante
sull'impianto
Levi: "Una misura assolutamente illiberale e inaudita che metteva il
bavaglio alla libera circolazione delle idee, per cui apprezziamo che
lo stesso onorevole Levi abbia deciso di fare retromarcia ritirando il
capitolo della sua proposta dedicato ad Internet".
Nonostante le buone intenzioni, però, c'è
già in queste ore chi ha individuato nella nuova proposta
alcuni rischi per una serie di siti.
La
falla più pesante, in particolare, si troverebbe nella nuova
definizione di prodotto editoriale "pubblicato nella rete Internet".
Perché un sito venga considerato in questo modo, infatti,
deve valere una qualsiasi
di sette condizioni. Tra queste non c'è solo la sussistenza
di una
redazione giornalistica o la riproposizione su web dei contenuti di un
giornale cartaceo, ma anche quanto previsto dal "punto b" dell'articolo
2 comma 1, un assai più generico "il gestore o gli autori
delle pagine
ne traggano profitto". Questa definizione, associata al fatto che la
proposta legge si applicherebbe a pressoché qualunque sito
si focalizzi
su "la pubblicazione o la diffusione di notizie di
attualità, cronaca,
economia, costume o politica" si può tradurre, dicono gli
esperti
consultati da Punto Informatico in queste ore, in
nuovi obblighi per qualsiasi sito il cui gestore tragga
profitto di qualsiasi genere (non solo economico) dalla propria
attività.
Peraltro,
che l'espressione "traggano profitto" del punto "b" possa non riferirsi
per gli autori del sito solo all'aspetto economico ma a qualsiasi
genere di profitto anche non economico, ad esempio in termini di
visibilità o reputazione professionale, sembra indicarlo
anche il
successivo punto "f", in cui riferendosi agli autori o gestori dei siti
si parla invece esplicitamente di "compensi periodici o salutari per la
propria attività di gestione o redazione". Sulla stessa
linea anche il
successivo "g". Il problema dell'obbligo di registrazione e di dover
sottostare alle altre pendenze della legge sulla stampa a cui sono
sottoposti i giornali tradizionali, viene sottolineato ora, non
sembra dunque affatto risolto.
Anzi si confermerebbero gli obblighi della legge sull'editoria per
pressoché qualunque sito pubblichi un banner, un annuncio
AdSense o,
più semplicemente, permetta a chi lo realizza di ottenerne
un profitto
di qualsiasi genere.
In effetti Cassinelli, che Punto Informatico
sta tentando di raggiungere per ulteriori approfondimenti proprio in
queste ore, nella presentazione della proposta dichiara che "in questo
modo, il numero di siti tenuti ad essere registrati presso il Tribunale
si restringe sensibilmente rispetto a quello attuale (ossia quello
previsto dalla 62/2001, ndr.) che, se si ottemperasse alle vigenti
normative, risulterebbe in pratica pari alla totalità dei
siti web". In
altre parole nella proposta Cassinelli c'è una fondamentale
presa di
coscienza del vulnus giuridico causato
dalla
controversa legge sull'editoria del 2001, c'è l'intenzione
di liberare
blog e siti web da obblighi che non hanno senso ma non sembra ancora
esserci una corretta definizione di prodotto editoriale, con la
conseguenza che si lascia aperta la porta ad una conferma degli
obblighi di registrazione e degli altri obblighi previsti per la stampa
anche per tutta una serie di altri siti.
Di rilevanza, per quanto generico, il comma 2 dell'articolo 2 di questa
proposta che afferma, ed è questa la
più importante novità rispetto tanto alla legge
sull'editoria quanto alla proposta Levi:
"Sono
in ogni caso esclusi dagli obblighi previsti dall'articolo 5 della
legge 8 febbraio 1948, n. 47, i prodotti editoriali pubblicati sulla
rete internet che abbiano quale scopo unico: a) la pubblicazione o la
diffusione di idee ed opinioni proprie e personali; b) la pubblicazione
o la diffusione, da parte dell'autore o gestore, di informazioni
relative alla propria natura ed alla propria attività di
società,
associazione, circolo, fondazione o partito politico; c) la
pubblicizzazione, da parte dell'autore o gestore, della propria
attività di istituzione, ente pubblico o persona che ricopra
cariche in
tale ambito; d) la pubblicazione o la diffusione, da parte dell'autore
o gestore, di informazioni autobiografiche, personali o che comunque
riguardino la propria attività personale, professionale,
politica o
pubblica; e) l'aggregazione, in forma automatica, di notizie ed
informazioni contenute in altre pagine; f) la creazione di momenti di
discussione e dibattito su temi specifici; g) l'aggregazione di utenti
terzi in una comunità virtuale".
Quanto emerge, dunque, è
un chiaro tentativo di distinguere come due insiemi separati le
attività professionali di informazione da tutte le altre. Il
problema,
osservano però gli esperti in queste ore, è che
questo confine nella
realtà delle attività di moltissimi siti
è sfumato e quasi impercettibile.
Un esperto di cinema, è uno degli esempi che viene fatto,
che
utilizzasse il suo blog per aggiornare i suoi lettori, esprimendo
opinioni e dando informazioni sul cinema, e condisse il tutto con dei
banner AdSense, rischierebbe di doversi registrare pur essendo tutto
meno che una testata giornalistica, e certo non interessato a
recuperare finanziamenti pubblici ma solo a parlare di ciò
che lo
appassiona con altri utenti della rete.
Come detto, ad ogni
modo, quella di Cassinelli è una proposta di legge e come
tale potrà
essere modificata in corsa eliminando le possibili
ambiguità. Nelle
prossime ore Punto Informatico conta di poter
approfondire la questione con il suo promotore e con altri esperti
della materia.
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Postato il Giovedì, 20 novembre @ 21:57:22 CET di webmaster |
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