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[ Notizie dal mondo Peer to Peer ]

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·File Sharing manifestazione del 13 dicembre
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    Che il download non sia più pirata
    Notizie dal mondo Peer to Peer

    Le sue intenzioni ora sono chiare: negli scorsi giorni il nome di Viviane Reding, attuale Commissario per la Società dell'Informazione e dei Media in scadenza a ottobre, era stato reinserito nella rosa dei papabili a guadagnarsi un seggio per i prossimi cinque anni. Il suo nome, anzi, era circolato addirittura come possibile presidente della Commissione: difficile che ciò possa accadere, e qualche ostacolo potrebbe presentarsi anche nel percorso già battuto. Eppure, la scorsa settimana Reding è salita sul palco e ha tracciato le linee guida per altri 5 anni: e di certo non sarebbero cinque anni privi di novità.

    Fonte: P.I.

    Postato da webmaster il Martedì, 14 luglio @ 16:40:49 CEST (339 letture)
    (Leggi Tutto... | 9972 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 0)
    Spagna, P2P innocente fino a prova contraria
    Notizie dal mondo Peer to Peer

    In Spagna l'industria continua a perseguire il file sharing in ogni forma possibile. Ma non tutti considerano il P2P colpevole per definizione: i tribunali invitano l'accusa a puntare il dito impugnando prove circostanziate.

    Postato da webmaster il Giovedì, 09 luglio @ 22:11:35 CEST (316 letture)
    (Leggi Tutto... | 3035 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 0)
    899 e soci di nuovo in libertà. Lo ha deciso il TAR
    Ita Go Divx News

    È vero, la delibera dell'Autorità TLC pensata per mettere un freno a 899 e dintorni era arrivata tardi, a grande distanza dalle prime segnalazioni di truffe ai danni degli utenti. Eppure quella delibera era difettata, colpiva anche operatori che abusi non ne hanno commessi, restringeva la libertà di operare in un libero mercato e soprattutto è stata emessa da un organo che non ne aveva competenza: è dando credito a queste motivazioni che il TAR del Lazio ha deciso di annullare la delibera.

    Postato da yorky il Martedì, 16 dicembre @ 19:36:27 CET (1047 letture)
    (Leggi Tutto... | 35528 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 0)
    Facebook deve fare i conti con il virus Koobface
    Ita Go Divx Sicurezza

    Continua a far parlar di sè il worm Koobface, ora che ha nuovamente preso di mira gli utenti che usano il più famoso dei social network, Facebook. Il nome in codice di questa variante è Net-Worm.Win32.Koobface.b e se ne è parlato ampiamente a Luglio, quando ha colpito, oltre che lo stesso FaceBook, anche MySpace (variante chiamata Net-Worm.Win32.Koobface.a).

    Il worm invia messaggi spam agli utenti di Facebook tramite il social network stesso. L’utente che riceve il messaggio viene invitato a visualizzare un video “imperdibile” attraverso un link che fa riferimento ad un servizio offerto da Google. Una volta entrati nel  link incriminato, automaticamente appare un avviso dove si invita ad effettuare un aggiornamento attraverso la tecnologia ActiveX, ma in realtà scatta il download di un malware che diffonde il trojan Smitfraud Zlob.

    C’è da ricordare che da qualche mese si sono moltiplicate le iscrizioni di falsi account Gmail, a causa del fatto che il CAPTCHA (approfondisci su Wikipedia) a “guardia” delle iscrizioni “non umane” è stato scardinato.  Ciò ha facilitato gli attacchi via email da parte degli hacker a danno degli utenti di Facebook, in quanto gli antivirus e gli IpFilter tendono a far passare i link provenienti dal servizio di posta offerto da Google, perché è ancora incredibilmente reputato un dominio (gmail.com) da cui arrivano più che altro email sicure.

    Diciamo che gli hacker sono riusciti nel loro intento grazie al fatto che gli utenti non pensano di ricevere virus dai propri contatti personali su Facebook, ma anche per la loro (eccessiva) fiducia, oltre a quella dei software di sicurezza, nei confronti di Google. Ora l’azienda di Mountain View sta lavorando per cercare di cancellare tutti i links relativi al worm, oltre che tutti gli account Gmail fraudolenti.

    Il portavoce di Facebook, Barry Schnitt, ha dichiarato che si eviterà di filtrare i links legati a Google e si troverà una soluzione ottimale al problema. Quindi nel frattempo occhio ad aprire link ricevuti via email o attraverso un messaggio di chat senza che ne siate certi della provenienza, oltre che della destinazione!

    Postato da webmaster il Domenica, 07 dicembre @ 10:01:07 CET (794 letture)
    (commenti? | Voto: 0)
    Pirateria, decine tra arresti e denunce a Prato
    Ita Go Divx News

    Prato - Si è conclusa una nuova fase dell'operazione denominata Rete pulita, un'operazione della Guardia di Finanza che ha coinvolto internet point e decine di persone, alcune delle quali arrestate.

    Postato da webmaster il Venerdì, 21 novembre @ 20:25:30 CET (739 letture)
    (Leggi Tutto... | 4431 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 0)
    Morro, l'antivirus Microsoft sarà gratis per tutti
    Ita Go Divx Sicurezza

    Roma - Brividi freddi per le case produttrici di antivirus a pagamento: Microsoft ha annunciato una nuova rotta nella distribuzione dei suoi tool di sicurezza. OneCare, l'antivirus/antimalware attualmente rilasciato previo pagamento di regolare sottoscrizione, andrà in pensione, sostituito da un nuovo software attualmente noto con il nome in codice "Morro".

    Postato da webmaster il Giovedì, 20 novembre @ 22:02:52 CET (771 letture)
    (Leggi Tutto... | 5070 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 0)
    Siti web da registrare, la nuova proposta di legge
    Ita Go Divx News

    Roma - Difficile credere che si tratti di una coincidenza: a poche ore da quando Ricardo Levi ha annunciato la cancellazione delle sue criticatissime proposte per la registrazione coatta di siti web e blog, ritiro subito applaudito dagli esperti, ecco che si affaccia una nuova proposta di legge, che conferma alcuni obblighi per i siti web ma con alcuni decisivi distinguo rispetto all'orientamento Levi.

    Postato da webmaster il Giovedì, 20 novembre @ 21:57:22 CET (815 letture)
    (Leggi Tutto... | 9606 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 0)
    Francia, la pirateria è una cascata di responsabilità
    Ita Go Divx News

    Roma - I colpevoli di ledere i diritti dell'industria dei contenuti? Sono gli utenti della rete, sono gli autori dei servizi di sharing, sono coloro che offrono agli utenti la possibilità di accedere ai servizi di sharing. È così che la denuncia della Société civile des Producteurs de Phonogrammes en France (SPPF) si abbatte a cascata su tutta la catena del valore della condivisione in rete, legali o illegali che siano i contenuti scambiati.

    Postato da yorky il Lunedì, 17 novembre @ 18:05:54 CET (599 letture)
    (Leggi Tutto... | 5288 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 5)
    File Sharing manifestazione del 13 dicembre
    Notizie dal mondo Peer to Peer

    Roma - Riceviamo e volentieri pubblichiamo integralmente la nota diffusa dall'Associazione Scambio Etico, tra le prime comunità in Italia a sperimentare nuove forme di diffusione della conoscenza. L'Associazione sta promuovendo per il 13 dicembre una manifestazione contro la criminalizzazione degli utenti Internet, integrando così il dibattito sul diritto d'autore

    "Preso atto che dalla fine di luglio si sono riacutizzate le iniziative contro il file sharing di opere protette dal diritto d'autore, l'Associazione Scambio Etico ritiene necessario indire una manifestazione per esprimere dissenso alla criminalizzazione (in base all'errato sillogismo per cui l'opera scaricata sia un mancato introito e quindi un furto), ma anche per sollecitare iniziativa politica capace di regolamentare e legalizzare la condivisione delle opere tutelate attraverso lo strumento delle licenze collettive.

    Le licenze collettive di cui Electronic Frontier Foundation si è fatta da ormai molto tempo ideologicamente promotrice, sono il solo strumento che potrebbe permettere agli aventi diritto di trarre un utile da quanto attraverso la rete viene condiviso ed alle persone di poter usufruire delle opere in modo ampio ed economico. Presso la Camera dei Deputati, prima firma Marco Beltrandi, è stata depositata una Proposta di Legge che articola una forma di legalizzazione con licenze collettive. È necessario che tale PdL sia calendarizzata nei lavori di commissione per poter poi passare al vaglio delle Camere.

    Condividere non è rubare; no alla criminalizzazione e Legalizzare attraverso licenze collettive, sono i punti cardine per i quali il giorno 13 dicembre l'Associazione Scambio Etico promuove in diverse città italiane manifestazioni allo slogan "DI CHI È LA CULTURA?".
    La manifestazione principale è indetta a Milano, altre manifestazioni in contemporanea sono previste a Roma, Cagliari e Perugia; auspichiamo questa lista possa rapidamente allungarsi.

    Con queste motivazioni, a due anni di distanza dal 12 dicembre 2006 l'Associazione Scambio Etico promuove una nuova manifestazione.

    Dalla fine di luglio in poi, in Italia, si è avviato un ciclo di azioni repressive nei confronti delle maggiori comunità torrent, la chiusura di Colombo e l'oscuramento di The Pirate Bay sono state la prime avvisaglie.
    Anche TNT Village sta subendo una serie di pressioni da parte degli avvocati delle aziende del cinema italiano, a settembre sono arrivate le richieste di rimozioni di circa 700 torrent di cui Dynit e Medusa detengono i diritti di sfruttamento, anche di film praticamente introvabili come "Il Bidone" di Fellini. Nei giorni scorsi sono arrivate altre richieste per conto ed a nome di General Video, Fandango, Dolmen e Cecchi Gori per oltre 400 film, addirittura la richiesta di rimuovere il torrent che punta a La Corazzata Potemkin.

    Al Convegno anti-pirateria di Venezia sono state poste le basi per introdurre anche in Italia l'estromissione dalla rete per coloro che fossero sorpresi a condividere opere coperte da copyright e, nonostante la bocciatura da parte del Parlamento Europeo, questa ipotesi appare sempre più concreta.

    Abbiamo nei giorni scorsi inviato un fax a tutti i massimi rappresentanti dei maggiori soggetti politici, è ben possibile che non sortisca nessun effetto, ma se prenderemo atto del loro menefreghismo lo renderemo evidente e pubblico.

    È giunto il momento di smettere di piangerci addosso e di imprecare sulla tastiera, dobbiamo chiedere alla classe politica di trovare un compromesso tra gli interessi economici dei detentori di diritti di sfruttamento e quelli delle persone a poter accedere alla conoscenza a costi accessibili per tutte le tasche.

    Non è certo facile riuscire a coinvolgere molte persone in queste manifestazioni, anche perché sarà molto difficile riuscire a far passare la notizia fuori da internet, per questo motivo l'Associazione Scambio Etico rivolge appello a tutte le realtà della rete che vogliono sostenere l'iniziativa ad inserire il banner della manifestazione sui loro siti.

    L'auspicio è quello di essere numerosi alle manifestazioni in modo da riuscire a far arrivare il messaggio a chi ha il dovere di prendere atto di fenomeni sociali di alta portata, che non sono in sé un crimine ed anzi motivo di crescita, per condurli in un ambito di legalità.

    Luigi Di Liberto
    Presidente

    Postato da webmaster il Sabato, 15 novembre @ 18:24:31 CET (621 letture)
    (commenti? | Voto: 0)
    Una imposta P2P sarebbe una manna
    Notizie dal mondo Peer to Peer

    Roma - Guido Scorza dà un interessante punto di vista giuridico e sociale sulla possibilità di introdurre un'imposta sugli abbonamenti ADSL che renda libero lo scambio di contenuti coperti da diritto d'autore. I proventi che arrivano da questa imposta dovrebbero essere rediretti verso chi detiene i diritti, in modo da compensare i loro mancati introiti.
    L'idea è in discussione da molto tempo ed è condivisibile negli intenti. Si tratta infatti di cercare un equilibrio tra la possibilità degli utenti di accedere alla cultura e la necessità degli autori di essere ricompensati.

    Nella pratica, se ci concentriamo solo sulla musica, non si parla di cifre troppo rilevanti. Nel 2007 secondo AGCOM in Italia erano attive circa 10 milioni di connessioni ADSL, mentre il fatturato complessivo del mondo della musica (DVD, CD, vinili, cassette e digital download) secondo la FIMI si aggira intorno ai 220 milioni di euro. Ammesso che il mercato venga azzerato da un momento all'altro, l'imposta da applicare a tutti gli accessi internet sarebbe di 22 euro all'anno. Anche immaginando di far pagare solo le utenze residenziali e non quelle professionali (il 20%, sempre secondo il rapporto AGCOM), i dati non cambierebbero nella sostanza.

    Il lato più affascinante di questa visione non è tanto la libertà di download, ma soprattutto che verrebbero enormemente ridimensionati gli intermediari, perché per pubblicare e scaricare da Internet non c'è bisogno di distributori. I proventi che arrivano dall'imposta sul canone verrebbero girati direttamente agli autori, siano essi musicisti o produttori. In questo modo il ruolo dei discografici sarebbe concentrato nella produzione più che nella promozione e nella distribuzione, il mercato diventerebbe meno chiuso e si romperebbero gli attuali oligopoli. Anche se questa prospettiva sembra interessante, il problema, allo stato attuale delle cose è anche tecnico. Come si potrebbero redistribuire gli introiti tra gli autori? Attualmente esistono classifiche di vendita, passaggi radiofonici e televisivi ed altre attività certificabili che permettono alla SIAE di stilare una classifica, seppur opinabile, sulla base della quale vengono ripartiti i diritti. Ma se domani il mercato dei CD crollasse e gli utenti fossero liberi di ridistribuire liberamente musica su Internet, come verrebbero divisi gli introiti? In tutte le reti P2P distribuite, per loro natura, non esiste un ente centralizzato che può certificare chi scarica contenuti e quante volte, quindi non sarebbe possibile appoggiarsi alle reti che conosciamo. Alternativamente, si potrebbe organizzare un unico portale dove gli utenti possano caricare e scaricare musica, ma questo introdurrebbe costi e renderebbe necessaria l'identificazione degli utenti. Quest'ultimo fattore sarebbe indispensabile per verificare che le classifiche (e quindi le ripartizioni dei soldi) non vengano falsate da download artificiali. Sarebbe necessario quindi identificare un utente in base a credenziali riconoscibili e portabili da computer a computer ed esisterebbe un archivio centralizzato contenente tutte le sue attività di upload e download. È anche vero che se un utente può scaricare un numero arbitrario di pezzi, sarebbe piuttosto facile immettere dei prodotti del tutto fittizi sul mercato e far levitare il numero di download sottraendo introiti agli autori veri, il che aprirebbe delle nuove frontiere per il phishing. Limitare il numero di download per utente potrebbe essere una soluzione, ma cambierebbe non di poco il principio dell'intervento.

    Generalmente, introdurre una nuova tecnologia peggiore di quelle esistenti non è una buona idea, quindi è immaginabile pensare che di fronte ad un sistema complesso e scomodo gli utenti continuerebbero a usare le vecchie reti P2P.

    L'alternativa possibile è quella di permettere il download gratuito della musica e continuare a fare le classifiche in base ai dati di vendita dei supporti e delle piattaforme commerciali online più note. Ammesso che entrambe queste due possibili fonti di informazioni continuino ad avere un mercato rilevante, il cambiamento sarebbe compiuto solo a metà. L'aspetto più democratico di Internet infatti è che i contenuti interessanti vengono portati all'attenzione degli utenti attraverso motori di ricerca, blog e reti sociali, e non grazie ad un unico mezzo mainstream. Adottare vecchi strumenti per fare classifiche alle nuove tecnologie sarebbe un modo per non voler ammettere che il mondo, e il mercato con esso, sta cambiando. In altre parole servirebbe a garantire che quei pochi autori che oggi sono dei bestseller, continuino ad esserlo anche domani, a scapito di tutti gli altri che non hanno mai potuto guadagnare dal diritto d'autore.

    Una proposta del genere quindi, anche se è affascinante, avrebbe dei risvolti non trascurabili sia sul piano giuridico e sociale, ma anche sul piano tecnologico. Esistono alcune problematiche che sono ad oggi irrisolte e che andrebbero affrontate per poter ottenere una vera innovazione.

    Leonardo Maccari

    Postato da webmaster il Sabato, 15 novembre @ 18:10:10 CET (1118 letture)
    (commenti? | Voto: 0)
    XP, gli antivirus fasulli fan ricchi i venditori
    Ita Go Divx Sicurezza

    XP, gli antivirus fasulli fan ricchi i venditori Roma - Come già evidenziato dalle società di sicurezza informatica, Antivirus XP (nelle varianti "2008" e "2009") è l'ultimo grido in fatto di business del malware declinato in quella particolare forma classificata come scareware o rogue software, vale a dire finti antivirus, antimalware e tool di sicurezza il cui unico scopo è turlupinare l'utente con la falsa segnalazione di problemi e infezioni sul sistema e l'altrettanto millantata capacità di ripulire il PC.

    Il pericolo è alto, soprattutto considerando che Antivirus XP e la sua genìa fanno di tutto per camuffarsi nell'abituale e familiare interfaccia di Windows XP, così da rendere l'inganno a prova di utonto. Microsoft, assieme allo stato di Washington, sta provando a risolvere il problema per via giudiziaria, mentre emergono online preziosi dettagli del "fenomeno" Antivirus XP, in particolare quelli che dovrebbero essere i reali responsabili del business e le modalità di distribuzione della piattola su centinaia di migliaia di PC connessi in rete.

    Uno smanettone noto come "NeoN" ha pubblicato su una bulletin board russa i dettagli finanziari della vendita di Antivirus XP, rendendo noto prima di tutto il nome dell'azienda che si nasconde dietro lo scareware, la società russa BakaSoftware. Raccolte dal ricercatore di sicurezza Joe Stewart, le informazioni postate da NeoN sono servite a gettare una qualche luce sulle modalità di distribuzione di Antivirus XP, o per meglio dire di sub-appalto a intermediari per mezzo di botnet generate in automatico
    Gli affiliati del "business" di BakaSoftware hanno a propria disposizione un pannello di controllo da cui scegliere un meccanismo di infezione dei PC degli utenti, meccanismo che servirà poi per diffondere l'infezione del falso allarme e la conseguente possibilità di vendere il software Antivirus XP che dovrebbe risolvere il problema creato ad arte. Una peculiarità dello schema sono le alte percentuali di guadagno garantite agli affiliati, percentuali che vanno dal 58% al 90% di commissione sulle vendite effettive dello scareware.

    Secondo le informazioni recuperate da NeoN dopo essersi intrufolato in uno dei PC di BakaSoftware, i guadagni di una settimana per gli appestatori-affiliati possono variare da 58mila a 158mila dollari, con ricavi netti stimabili in 5 milioni di dollari all'anno gestendo una botnet da 10mila o 20mila compromissioni giornaliere.

    Mistero svelato dunque sui retroscena di Antivirus XP? Forse, ma il problema è destinato a ripetersi ciclicamente anche nel caso in cui lo scareware venisse battuto nelle aule di tribunale o con il software di sicurezza (quelli reali). "Una volta che il consumatore viene reso edotto sul pericolo, molti adotteranno la giusta condotta" dice il legale di Microsoft Richard Boscovich, impegnato appunto nelle cause legali di Washington. Ma battuto lo scareware, avvisa Boscovich, certamente una nuova minaccia apparirà all'orizzonte e si ritornerà punto e a capo.

    Alfonso Maruccia

    Fonte P.I.

    Postato da webmaster il Lunedì, 03 novembre @ 21:07:11 CET (648 letture)
    (commenti? | Voto: 0)
    BOINC e consumi energetici
    Ita Go Divx News

    BOINC e consumi energetici
    Ci sono molti motivi per spiegare la scarsa diffusione di BOINC: innanzitutto il software è poco conosciuto e probabilmente anche poco pubblicizzato. Inoltre, tra coloro che ne hanno almeno sentito parlare, una quota considerevole decide di non contribuire.

    Postato da webmaster il Sabato, 24 maggio @ 13:51:41 CEST (918 letture)
    (Leggi Tutto... | 7812 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 5)
    News nuovi prodotti
    PHP-Nuke

    Ita Go DivX , e' lieta di comunicare il nuovo prodotto dell'azienda Fiorenzo S.r.l.    Etichette in stoffa ad alta definizione


    Per informazioni contattare il Sig. Paolo al numero telefonico 011/6467463
    Oppure al  339/3106325  Particolari agevolazioni a chi cita Ita Go Divx Purgatorio

    Postato da webmaster il Martedì, 06 maggio @ 21:25:42 CEST (864 letture)
    (Leggi Tutto... | 1011 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 0)
    'Sei indagato', ondata di mail false
    Ita Go Divx Sicurezza

    Un messaggio sta arrivando nella posta elettronica di mezza Italia
    Chi fa clic sul link consigliato finisce su un sito con un virus sconosciuto 'Sei indagato', ondata di mail false
    La Gdf avverte: "Infettano i pc"
    "Pagine estranee a qualsivoglia realtà della Pubblica amministrazione"
    ROMA - "Sei indagato. Cerca di nascondere subito tutto, e fai veloce!!! Il tuo nome è comparso questa mattina sul sito del Caff di Roma. Controlla tu stesso sei nella lista di gennaio e indica un indirizzo internet cui collegarsi per una personale verifica. Nel post scriptum si legge 'in ogni caso io non esisto, mi raccomando, non fare mail il mio nome!!!?". E' il messaggio di posta elettronica che sta arrivando in queste ore nelle mail di mezza Italia.

    La comunicazione è naturalmente falsa e lo sconosciuto Mauro Biffi (questo il nome di fantasia scelto dai mascalzoni di turno) è in realtà un untore cibernetico. Chi segue le istruzioni della mail e fa clic sul link consigliato, finisce sul sito 'mail-certicata.com' e il computer viene subito infettato dal virus 'NewHeur_PE'". E' quanto avverte in una nota il Gat, Nucleo Speciale Frodi Telematiche della Guardia di Finanza.

    Il Gat ha già avviato una serie di accertamenti tecnico-investigativi che hanno permesso di scoprire che il sito web in questione è su un server operante a Chicago in Illinois (Stati Uniti) e di proprietà del provider "FDC Servers.net". "La pagina che viene visualizzata sullo schermo di chi si collega al sito in questione - continua la nota - è stata realizzata clonando il logo con la bandiera tricolore utilizzato nelle comunicazioni ufficiali della presidenza del Consiglio dei Ministri. La dicitura Comando Antifrode Caff (che potrebbe erroneamente far pensare al Comando Nucleo Frodi Telematiche) e la sigla Caff GM (ingannevoli perché potenzialmente confondibili con i Centri di Assistenza Fiscale o addirittura con l'acronimo Gat GdF che identifica il reparto delle fiamme gialle specializzato nel contrasto alle frodi online) sono estranee a qualsivoglia realtà della Pubblica amministrazione e ad organismi delle forze di polizia".

    "La 'Pubblicazione indagati Gennaio 2008' - spiega ancora il comunicato - e la corrispondente 'lista in chiaro' offerte sul sito 'mail-certificata.com' non esistono e il tentativo di scaricarle sul proprio computer innesca l'attivazione di un virus informatico dagli effetti non ancora completamente individuati".

    Fonte Repubblica.it

    Postato da webmaster il Lunedì, 25 febbraio @ 15:53:43 CET (1013 letture)
    (Leggi Tutto... | 5150 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 0)
    L’abrogazione del diritto di difesa.
    Ita Go Divx Sicurezza

    L’abrogazione del diritto di difesa.

    hard_disk.jpg La notizia, apparsa oggi su Punto Informatico, apre una questione estremamente grave sul diritto di ogni cittadino di difendersi in tribunale.

    E’ in corso un’indagine su un cittadino. Non importa chi sia e quale sia l’accusa. L’indagine ha comportato il sequestro del computer dell’accusato. Il suo legale chiede alla Polizia Postale una copia certificata dell’hard disk per verificare i dati che saranno utilizzati dall’accusa.
    Si tratta, chiaramente, di informazioni e do*****enti fondamentali per l’impostazione di una difesa, un diritto di ogni cittadino. Ma l’avvocato ha rinunciato alla copia di quel disco: costava oltre quarantamila euro.

    Non ho scritto male, la copia certificata di un disco rigido può costare svariate decine di migliaia di euro. Da pagare subito, senza possibilità di dilazioni o rateizzazioni. Se il cittadino non dispone di tale cifra, è costretto a rinunciare alla possibilità di difendersi.

    Nessuno è impazzito, si tratta di una legge dello Stato, il Testo Unico sulle spese di Giustizia del 2002. All’articolo 269 è allegata la tabella per il calcolo dei diritti di copia forfettari su supporti non cartacei. Secondo tale tabella, se la copia di una cassetta audio (90 min.) costa 4,65 euro ed una videocassetta (180 min.) 6,20 euro, per ogni compact disc (650 MB) il costo è 258,23 euro.

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    Si ignora chi sia stato l’arguto estensore di una simile mostruosità, ma è evidente che si sia trattato di una persona del tutto ignorante su cosa siano le copie digitali. Il testo risulta comunque approvato dal Consiglio dei Ministri il 24 maggio del 2002. Il Governo in carica in quel momento era guidato da Silvio Berlusconi, notoriamente impegnato da sempre nell’ostacolare la giustizia italiana. Il Ministro della Giustizia era Roberto Castelli, leghista per cui la qualifica d’ignorante senza speranza è quasi un modo di essere. Chi ha approvato quella tabella si è mostrato incompetente.

    Se non sei ricco, dunque, non puoi difenderti. In tribunale l’unica perizia sarà quella dell’accusa, a meno che il giudice non voglia farne eseguire una per conto del Tribunale, che sarebbe comunque una soluzione limitante per la difesa.

    Tutto ciò senza contare che il disco rigido potrebbe facilmente contenere do*****enti personali o necessari al lavoro dell’accusato che non hanno nulla a che vedere con il procedimento. Ed i tempi per la restituzione possono essere anche di diversi anni. Senza riguardo per i danni causati.

    Da ieri su un verbale c’è scritto che la difesa ‘rinuncia’ alla copia.

    Postato da webmaster il Sabato, 09 febbraio @ 16:19:38 CET (1029 letture)
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