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Team Go DivX |
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| Che il download non sia più pirata |
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Le sue intenzioni ora sono chiare: negli scorsi giorni il nome di Viviane Reding,
attuale Commissario per la Società dell'Informazione e dei
Media in
scadenza a ottobre, era stato reinserito nella rosa dei papabili a
guadagnarsi un seggio per i prossimi cinque anni. Il suo nome, anzi,
era circolato addirittura come possibile presidente della Commissione:
difficile che ciò possa accadere, e qualche ostacolo
potrebbe
presentarsi anche nel percorso già battuto. Eppure, la
scorsa settimana
Reding è salita sul palco e ha tracciato le
linee guida per altri 5 anni: e di certo non sarebbero
cinque anni privi di novità.
Fonte: P.I.
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| Spagna, P2P innocente fino a prova contraria |
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In Spagna l'industria continua a perseguire il file sharing in ogni forma
possibile. Ma non tutti considerano il P2P colpevole per definizione: i
tribunali invitano l'accusa a puntare il dito impugnando prove
circostanziate.
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| 899 e soci di nuovo in libertà. Lo ha deciso il TAR |
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È vero, la delibera dell'Autorità TLC pensata per
mettere un freno a 899 e dintorni era arrivata tardi,
a grande distanza dalle prime segnalazioni di truffe ai danni degli
utenti. Eppure quella delibera era difettata, colpiva anche operatori
che abusi non ne hanno commessi, restringeva la libertà di
operare in
un libero mercato e soprattutto è stata emessa da un organo
che non ne
aveva competenza: è dando credito a queste motivazioni che
il TAR del
Lazio ha deciso di annullare la delibera.
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| Facebook deve fare i conti con il virus Koobface |
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Continua a far parlar di sè il worm
Koobface, ora che ha nuovamente preso di mira gli utenti
che usano il più famoso dei social network, Facebook.
Il nome in codice di questa variante è Net-Worm.Win32.Koobface.b
e se ne è parlato ampiamente a Luglio, quando ha
colpito, oltre che lo stesso FaceBook, anche MySpace
(variante chiamata Net-Worm.Win32.Koobface.a).
Il worm invia messaggi spam agli utenti di
Facebook tramite il social network stesso. L’utente
che riceve il messaggio viene invitato a visualizzare
un video “imperdibile” attraverso un link
che fa riferimento ad un servizio offerto da Google.
Una volta entrati nel link incriminato, automaticamente
appare un avviso dove si invita ad effettuare un aggiornamento
attraverso la tecnologia ActiveX, ma
in realtà scatta il download di un malware
che diffonde il trojan Smitfraud
Zlob.
C’è da ricordare che da qualche
mese si sono moltiplicate le iscrizioni di falsi account
Gmail, a causa del fatto che il CAPTCHA
(approfondisci
su Wikipedia) a “guardia”
delle iscrizioni “non umane” è stato
scardinato. Ciò ha
facilitato gli attacchi via email da parte degli hacker a danno degli
utenti di Facebook, in quanto gli antivirus e
gli IpFilter tendono a far
passare i link provenienti dal servizio di posta offerto da
Google, perché è ancora incredibilmente reputato
un dominio
(gmail.com) da cui arrivano più che
altro email sicure.
Diciamo che gli hacker sono riusciti nel loro intento grazie
al fatto che gli utenti non pensano di ricevere virus
dai propri contatti personali su Facebook, ma anche per la
loro (eccessiva) fiducia, oltre a quella dei
software di sicurezza, nei confronti di Google. Ora l’azienda
di Mountain View sta lavorando per cercare di cancellare tutti i links
relativi al worm, oltre che tutti gli account Gmail fraudolenti.
Il portavoce di Facebook, Barry
Schnitt, ha dichiarato che si eviterà di
filtrare i links legati a Google
e si troverà una soluzione ottimale al
problema. Quindi nel frattempo occhio ad aprire link ricevuti via email
o attraverso un messaggio di chat senza che ne siate certi della
provenienza, oltre che della destinazione!
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Postato da webmaster il Domenica, 07 dicembre @ 10:01:07 CET (794 letture)
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| Pirateria, decine tra arresti e denunce a Prato |
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Prato - Si è conclusa una nuova fase dell'operazione
denominata Rete pulita, un'operazione della
Guardia di Finanza che ha coinvolto internet point e decine di persone,
alcune delle quali arrestate.
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| Morro, l'antivirus Microsoft sarà gratis per tutti |
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Roma - Brividi freddi per le case produttrici di antivirus a pagamento:
Microsoft ha annunciato
una nuova rotta nella distribuzione dei suoi tool di sicurezza.
OneCare, l'antivirus/antimalware attualmente rilasciato previo
pagamento di regolare sottoscrizione, andrà in pensione,
sostituito da
un nuovo software attualmente noto con il nome in codice "Morro".
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| Siti web da registrare, la nuova proposta di legge |
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Roma - Difficile credere che si tratti di una coincidenza: a poche ore
da quando Ricardo Levi ha annunciato la cancellazione
delle sue criticatissime proposte per la registrazione coatta di siti
web e blog, ritiro subito applaudito dagli esperti,
ecco che si affaccia una nuova proposta di legge,
che conferma alcuni obblighi per i siti web ma con alcuni decisivi
distinguo rispetto all'orientamento Levi.
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| Francia, la pirateria è una cascata di responsabilità |
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Roma - I colpevoli di ledere i diritti dell'industria dei contenuti?
Sono gli utenti della rete, sono gli autori dei servizi di sharing,
sono coloro che offrono agli utenti la possibilità di
accedere ai
servizi di sharing. È così che la denuncia della Société
civile des Producteurs de Phonogrammes en France (SPPF)
si abbatte a cascata su tutta la catena del valore della condivisione
in rete, legali o illegali che siano i contenuti scambiati.
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| File Sharing manifestazione del 13 dicembre |
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Roma - Riceviamo
e volentieri pubblichiamo integralmente la nota diffusa
dall'Associazione Scambio Etico, tra le prime comunità in
Italia a sperimentare nuove forme di diffusione della conoscenza.
L'Associazione sta promuovendo per il 13
dicembre una manifestazione contro la criminalizzazione
degli utenti Internet, integrando così il
dibattito sul diritto d'autore
"Preso atto che dalla fine di luglio si sono riacutizzate le iniziative
contro il file sharing di opere protette dal diritto d'autore, l'Associazione
Scambio Etico ritiene necessario indire una manifestazione
per esprimere dissenso alla criminalizzazione (in base all'errato
sillogismo per cui l'opera scaricata sia un mancato introito e quindi
un furto), ma anche per sollecitare iniziativa politica capace di
regolamentare e legalizzare la condivisione delle opere tutelate
attraverso lo strumento delle licenze collettive.
Le licenze collettive di cui Electronic
Frontier Foundation si è fatta da ormai molto
tempo ideologicamente promotrice, sono il solo strumento che potrebbe
permettere agli aventi diritto di trarre un utile da quanto attraverso
la rete viene condiviso ed alle persone di poter usufruire delle opere
in modo ampio ed economico.
Presso la Camera dei Deputati, prima firma Marco Beltrandi,
è stata depositata una Proposta di Legge che articola una
forma di legalizzazione con licenze collettive. È necessario
che tale PdL sia calendarizzata nei lavori di commissione per poter poi
passare al vaglio delle Camere.
Condividere non è rubare; no alla criminalizzazione
e Legalizzare attraverso licenze collettive, sono
i punti cardine per i quali il giorno 13 dicembre l'Associazione
Scambio Etico promuove in diverse città italiane
manifestazioni allo slogan "DI CHI È LA CULTURA?".
La manifestazione principale è indetta a Milano, altre
manifestazioni in contemporanea sono previste a Roma, Cagliari e
Perugia; auspichiamo questa lista possa rapidamente allungarsi.
Con queste motivazioni, a due anni di distanza dal 12 dicembre 2006 l'Associazione
Scambio Etico promuove una nuova manifestazione.
Dalla fine di luglio in poi, in Italia, si è avviato un
ciclo di azioni repressive nei confronti delle maggiori
comunità torrent, la chiusura di Colombo e l'oscuramento di The Pirate Bay sono
state la prime avvisaglie.
Anche TNT Village sta subendo una serie di pressioni da parte degli
avvocati delle aziende del cinema italiano, a settembre sono arrivate
le richieste di rimozioni di circa 700 torrent di cui Dynit e Medusa
detengono i diritti di sfruttamento, anche di film praticamente
introvabili come "Il Bidone" di Fellini. Nei giorni scorsi sono
arrivate altre richieste per conto ed a nome di General Video,
Fandango, Dolmen e Cecchi Gori per oltre 400 film, addirittura la
richiesta di rimuovere il torrent che punta a La Corazzata Potemkin.
Al Convegno anti-pirateria di Venezia sono state poste le basi per
introdurre anche in Italia l'estromissione dalla rete per coloro che
fossero sorpresi a condividere opere coperte da copyright e, nonostante
la bocciatura da parte del Parlamento Europeo, questa ipotesi appare
sempre più concreta.
Abbiamo nei giorni scorsi inviato un fax a tutti i massimi
rappresentanti dei maggiori soggetti politici, è ben
possibile che non sortisca nessun effetto, ma se prenderemo atto del
loro menefreghismo lo renderemo evidente e pubblico.
È giunto il momento di smettere di piangerci addosso e di
imprecare sulla tastiera, dobbiamo chiedere alla classe politica di
trovare un compromesso tra gli interessi economici dei detentori di
diritti di sfruttamento e quelli delle persone a poter accedere alla
conoscenza a costi accessibili per tutte le tasche.
Non è certo facile riuscire a coinvolgere molte persone in
queste manifestazioni, anche perché sarà molto
difficile riuscire a far passare la notizia fuori da internet, per
questo motivo l'Associazione Scambio Etico rivolge appello a tutte le
realtà della rete che vogliono sostenere l'iniziativa ad inserire il banner della
manifestazione sui loro siti.
L'auspicio è quello di essere numerosi alle manifestazioni
in modo da riuscire a far arrivare il messaggio a chi ha il dovere di
prendere atto di fenomeni sociali di alta portata, che non sono in
sé un crimine ed anzi motivo di crescita, per condurli in un
ambito di legalità.
Luigi Di Liberto
Presidente
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Postato da webmaster il Sabato, 15 novembre @ 18:24:31 CET (621 letture)
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| Una imposta P2P sarebbe una manna |
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Roma
- Guido
Scorza dà un interessante punto di vista giuridico e sociale
sulla possibilità di introdurre un'imposta sugli abbonamenti
ADSL che renda libero lo scambio di contenuti coperti da diritto
d'autore. I proventi che arrivano da questa imposta dovrebbero essere
rediretti verso chi detiene i diritti, in modo da compensare i loro
mancati introiti.
L'idea è in discussione da molto tempo ed è
condivisibile negli intenti. Si tratta infatti di cercare un equilibrio
tra la possibilità degli utenti di accedere alla cultura e
la necessità degli autori di essere ricompensati.
Nella pratica, se ci concentriamo solo sulla musica, non si parla di
cifre troppo rilevanti. Nel 2007 secondo AGCOM in Italia erano attive
circa 10 milioni di connessioni ADSL, mentre il fatturato complessivo
del mondo della musica (DVD, CD, vinili, cassette e digital download)
secondo la FIMI si aggira intorno ai 220 milioni di euro. Ammesso che
il mercato venga azzerato da un momento all'altro, l'imposta da
applicare a tutti gli accessi internet sarebbe di 22 euro all'anno.
Anche immaginando di far pagare solo le utenze residenziali e non
quelle professionali (il 20%, sempre secondo il rapporto AGCOM), i dati
non cambierebbero nella sostanza.
Il lato più affascinante di questa visione non è
tanto la libertà di download, ma soprattutto che verrebbero
enormemente ridimensionati gli intermediari, perché per
pubblicare e scaricare da Internet non c'è bisogno di
distributori. I proventi che arrivano dall'imposta sul canone
verrebbero girati direttamente agli autori, siano essi musicisti o
produttori. In questo modo il ruolo dei discografici sarebbe
concentrato nella produzione più che nella promozione e
nella distribuzione, il mercato diventerebbe meno chiuso e si
romperebbero gli attuali oligopoli.
Anche se questa prospettiva sembra interessante, il problema, allo
stato attuale delle cose è anche tecnico. Come si potrebbero
redistribuire gli introiti tra gli autori? Attualmente esistono
classifiche di vendita, passaggi radiofonici e televisivi ed altre
attività certificabili che permettono alla SIAE di stilare
una classifica, seppur opinabile, sulla base della quale vengono
ripartiti i diritti. Ma se domani il mercato dei CD crollasse e gli
utenti fossero liberi di ridistribuire liberamente musica su Internet,
come verrebbero divisi gli introiti? In tutte le reti P2P distribuite,
per loro natura, non esiste un ente centralizzato che può
certificare chi scarica contenuti e quante volte, quindi non sarebbe
possibile appoggiarsi alle reti che conosciamo. Alternativamente, si
potrebbe organizzare un unico portale dove gli utenti possano caricare
e scaricare musica, ma questo introdurrebbe costi e renderebbe
necessaria l'identificazione degli utenti. Quest'ultimo fattore sarebbe
indispensabile per verificare che le classifiche (e quindi le
ripartizioni dei soldi) non vengano falsate da download artificiali.
Sarebbe necessario quindi identificare un utente in base a credenziali
riconoscibili e portabili da computer a computer ed esisterebbe un
archivio centralizzato contenente tutte le sue attività di
upload e download. È anche vero che se un utente
può scaricare un numero arbitrario di pezzi, sarebbe
piuttosto facile immettere dei prodotti del tutto fittizi sul mercato e
far levitare il numero di download sottraendo introiti agli autori
veri, il che aprirebbe delle nuove frontiere per il phishing. Limitare
il numero di download per utente potrebbe essere una soluzione, ma
cambierebbe non di poco il principio dell'intervento.
Generalmente, introdurre una nuova tecnologia peggiore di quelle
esistenti non è una buona idea, quindi è
immaginabile pensare che di fronte ad un sistema complesso e scomodo
gli utenti continuerebbero a usare le vecchie reti P2P.
L'alternativa possibile è quella di permettere il download
gratuito della musica e continuare a fare le classifiche in base ai
dati di vendita dei supporti e delle piattaforme commerciali online
più note. Ammesso che entrambe queste due possibili fonti di
informazioni continuino ad avere un mercato rilevante, il cambiamento
sarebbe compiuto solo a metà. L'aspetto più
democratico di Internet infatti è che i contenuti
interessanti vengono portati all'attenzione degli utenti attraverso
motori di ricerca, blog e reti sociali, e non grazie ad un unico mezzo
mainstream. Adottare vecchi strumenti per fare classifiche alle nuove
tecnologie sarebbe un modo per non voler ammettere che il mondo, e il
mercato con esso, sta cambiando. In altre parole servirebbe a garantire
che quei pochi autori che oggi sono dei bestseller, continuino ad
esserlo anche domani, a scapito di tutti gli altri che non hanno mai
potuto guadagnare dal diritto d'autore.
Una proposta del genere quindi, anche se è affascinante,
avrebbe dei risvolti non trascurabili sia sul piano giuridico e
sociale, ma anche sul piano tecnologico. Esistono alcune problematiche
che sono ad oggi irrisolte e che andrebbero affrontate per poter
ottenere una vera innovazione.
Leonardo Maccari
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Postato da webmaster il Sabato, 15 novembre @ 18:10:10 CET (1118 letture)
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| XP, gli antivirus fasulli fan ricchi i venditori |
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 XP, gli antivirus fasulli fan ricchi i
venditori
Roma - Come già evidenziato
dalle società di sicurezza informatica, Antivirus XP (nelle
varianti "2008" e "2009") è l'ultimo grido in fatto di business
del malware declinato in quella particolare forma classificata come scareware
o rogue software, vale a dire finti antivirus,
antimalware e tool di sicurezza il cui unico scopo è
turlupinare l'utente con la falsa segnalazione di problemi e infezioni
sul sistema e l'altrettanto millantata capacità di ripulire
il PC.
Il pericolo è alto, soprattutto considerando che Antivirus
XP e la sua genìa fanno di tutto per camuffarsi
nell'abituale e familiare interfaccia di Windows XP, così da
rendere l'inganno a prova di utonto. Microsoft,
assieme allo stato di Washington, sta provando a risolvere il problema per via giudiziaria, mentre
emergono online preziosi dettagli del "fenomeno" Antivirus XP, in
particolare quelli che dovrebbero essere i reali
responsabili del business e le modalità di distribuzione
della piattola su centinaia di migliaia di PC connessi
in rete.
Uno smanettone noto come "NeoN" ha pubblicato su una bulletin
board russa i dettagli finanziari della vendita di Antivirus
XP, rendendo noto prima di tutto il nome dell'azienda che si nasconde
dietro lo scareware, la società russa BakaSoftware.
Raccolte dal ricercatore di sicurezza Joe Stewart, le informazioni
postate da NeoN sono servite a gettare una qualche luce sulle
modalità di distribuzione di Antivirus XP, o per meglio dire
di sub-appalto a intermediari per mezzo di botnet
generate in automatico
Gli affiliati del "business" di BakaSoftware hanno a propria
disposizione un pannello di controllo da cui scegliere un meccanismo di
infezione dei PC degli utenti, meccanismo che servirà poi
per diffondere l'infezione del falso allarme e la conseguente
possibilità di vendere il software Antivirus XP che dovrebbe
risolvere il problema creato ad arte. Una peculiarità dello
schema sono le alte percentuali di guadagno garantite
agli affiliati, percentuali che vanno dal 58% al 90% di
commissione sulle vendite effettive dello scareware.
Secondo le informazioni recuperate da NeoN dopo essersi intrufolato in
uno dei PC di BakaSoftware, i guadagni di una settimana per gli
appestatori-affiliati possono variare da 58mila a 158mila dollari, con
ricavi netti stimabili in 5 milioni di dollari all'anno
gestendo una botnet da 10mila o 20mila compromissioni giornaliere.
Mistero svelato dunque sui retroscena di Antivirus XP? Forse, ma il
problema è destinato a ripetersi ciclicamente
anche nel caso in cui lo scareware venisse battuto nelle aule di
tribunale o con il software di sicurezza (quelli reali). "Una volta che
il consumatore viene reso edotto sul pericolo, molti adotteranno la
giusta condotta" dice il legale di Microsoft
Richard Boscovich, impegnato appunto nelle cause legali di Washington.
Ma battuto lo scareware, avvisa Boscovich, certamente una nuova
minaccia apparirà all'orizzonte e si ritornerà
punto e a capo.
Alfonso Maruccia
Fonte P.I.
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Postato da webmaster il Lunedì, 03 novembre @ 21:07:11 CET (648 letture)
(commenti? | Voto: 0) |
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| BOINC e consumi energetici |
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BOINC e consumi
energetici
Ci
sono molti motivi per spiegare la scarsa diffusione di BOINC:
innanzitutto il software è poco conosciuto e probabilmente
anche poco pubblicizzato. Inoltre, tra coloro che ne hanno almeno
sentito parlare, una quota considerevole decide di non
contribuire.
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Ita Go DivX , e' lieta di
comunicare il nuovo prodotto dell'azienda Fiorenzo S.r.l.
Etichette in stoffa ad alta definizione
Per informazioni contattare il Sig. Paolo al numero telefonico
011/6467463
Oppure al 339/3106325 Particolari agevolazioni a
chi cita Ita Go Divx Purgatorio
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| 'Sei indagato', ondata di mail false |
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 Un messaggio sta arrivando nella posta elettronica di mezza
Italia
Chi fa clic sul link consigliato finisce su un sito con un virus
sconosciuto
'Sei indagato',
ondata di mail false
La Gdf avverte: "Infettano i pc"
"Pagine estranee a
qualsivoglia realtà della Pubblica amministrazione"
ROMA - "Sei
indagato. Cerca di nascondere subito tutto, e fai veloce!!! Il tuo nome
è comparso questa mattina sul sito del Caff di Roma.
Controlla tu stesso sei nella lista di gennaio e indica un indirizzo
internet cui collegarsi per una personale verifica. Nel post scriptum
si legge 'in ogni caso io non esisto, mi raccomando, non fare mail il
mio nome!!!?". E' il messaggio di posta elettronica che sta arrivando
in queste ore nelle mail di mezza Italia.
La comunicazione è naturalmente falsa e lo sconosciuto Mauro
Biffi (questo il nome di fantasia scelto dai mascalzoni di turno)
è in realtà un untore cibernetico. Chi segue le
istruzioni della mail e fa clic sul link consigliato, finisce sul sito
'mail-certicata.com' e il computer viene subito infettato dal virus
'NewHeur_PE'". E' quanto avverte in una nota il Gat, Nucleo Speciale
Frodi Telematiche della Guardia di Finanza.
Il Gat ha già avviato una serie di accertamenti
tecnico-investigativi che hanno permesso di scoprire che il sito web in
questione è su un server operante a Chicago in Illinois
(Stati Uniti) e di proprietà del provider "FDC Servers.net".
"La pagina che viene visualizzata sullo schermo di chi si collega al
sito in questione - continua la nota - è stata realizzata
clonando il logo con la bandiera tricolore utilizzato nelle
comunicazioni ufficiali della presidenza del Consiglio dei Ministri. La
dicitura Comando Antifrode Caff (che potrebbe erroneamente far pensare
al Comando Nucleo Frodi Telematiche) e la sigla Caff GM (ingannevoli
perché potenzialmente confondibili con i Centri di
Assistenza Fiscale o addirittura con l'acronimo Gat GdF che identifica
il reparto delle fiamme gialle specializzato nel contrasto alle frodi
online) sono estranee a qualsivoglia realtà della Pubblica
amministrazione e ad organismi delle forze di polizia".
"La 'Pubblicazione indagati Gennaio 2008' - spiega ancora il comunicato
- e la corrispondente 'lista in chiaro' offerte sul sito
'mail-certificata.com' non esistono e il tentativo di scaricarle sul
proprio computer innesca l'attivazione di un virus informatico dagli
effetti non ancora completamente individuati".
Fonte Repubblica.it
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| L’abrogazione del diritto di difesa. |
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L’abrogazione del diritto di difesa.
La notizia, apparsa oggi su Punto
Informatico, apre una questione estremamente grave sul
diritto di ogni cittadino di difendersi in tribunale.
E’ in corso un’indagine su un cittadino.
Non importa chi sia e quale sia l’accusa.
L’indagine ha comportato il sequestro del computer
dell’accusato. Il suo legale chiede alla Polizia Postale una
copia certificata dell’hard disk per verificare i dati che
saranno utilizzati dall’accusa.
Si tratta, chiaramente, di informazioni e do*****enti fondamentali per
l’impostazione di una difesa, un diritto di ogni cittadino.
Ma l’avvocato ha rinunciato alla copia di quel disco: costava
oltre quarantamila euro.
Non ho scritto male, la copia certificata di un disco rigido
può costare svariate decine di migliaia di euro. Da pagare
subito, senza possibilità di dilazioni o rateizzazioni. Se
il cittadino non dispone di tale cifra, è costretto a
rinunciare alla possibilità di difendersi.
Nessuno è impazzito, si tratta di una legge dello
Stato, il Testo
Unico sulle spese di Giustizia del 2002.
All’articolo 269 è allegata la tabella per il
calcolo dei diritti di copia forfettari su supporti non cartacei.
Secondo tale tabella, se la copia di una cassetta audio (90 min.) costa
4,65 euro ed una videocassetta (180 min.) 6,20 euro, per ogni compact
disc (650 MB) il costo è 258,23 euro.

Si ignora chi sia stato l’arguto estensore di una
simile mostruosità, ma è evidente che si sia
trattato di una persona del tutto ignorante su cosa siano le copie
digitali. Il testo risulta comunque approvato dal Consiglio dei
Ministri il 24 maggio del 2002. Il Governo in carica in quel momento
era guidato da Silvio Berlusconi, notoriamente impegnato da sempre
nell’ostacolare la giustizia italiana. Il Ministro della
Giustizia era Roberto Castelli, leghista per cui la qualifica
d’ignorante senza speranza è quasi un modo di
essere. Chi ha approvato quella tabella si è mostrato
incompetente.
Se non sei ricco, dunque, non puoi difenderti. In tribunale
l’unica perizia sarà quella dell’accusa,
a meno che il giudice non voglia farne eseguire una per conto del
Tribunale, che sarebbe comunque una soluzione limitante per la difesa.
Tutto ciò senza contare che il disco rigido
potrebbe facilmente contenere do*****enti personali o necessari al lavoro
dell’accusato che non hanno nulla a che vedere con il
procedimento. Ed i tempi per la restituzione possono essere anche di
diversi anni. Senza riguardo per i danni causati.
Da ieri su un verbale c’è scritto che la
difesa ‘rinuncia’ alla copia.
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